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Vanna Vannuccini: Iran. “Ahmadinejad dovrà moderarsi”. Colloquio con Emadeddin Baghi


Tratto da “la Repubblica”, 7 novembre 2005
Il coraggio non gli manca. Nel 2004 ottenne il Civil Courage Prize a
New York ma non poté ritirarlo perché all´aeroporto di Teheran, quando stava per partire, senza una spiegazione gli sequestrarono il passaporto. Reduce da tre anni di carcere e da sette giornali chiusi di cui è stato direttore, Emadeddin Baghi è un rivoluzionario diventato riformatore fin dagli anni 80. Prima delle elezioni nel giugno scorso aveva ammonito gli iraniani sui costi politici di una sconfitta dei riformatori, ma aveva anche rimproverato a questi ultimi di aver troppo a lungo ignorato che per chi non ha nulla da mettere in tavola, il pane viene prima dei dibattiti sulla libertà.
Le recenti affermazioni di Mahmud Ahmadinejad fanno temere che il presidente voglia riportare l´Iran agli anni dell´isolamento internazionale. E´ un incidente o c´è un disegno?
“Le parole di Ahmadinejad sono in contrapposizione con la politica formale perseguita in passato dall´Iran. Hashemi Rafsanjani dichiarò durante la sua presidenza che l´Iran considera Israele illegittimo ma non prenderà parte ad alcun tentativo per distruggerlo. La Repubblica islamica ha approvato la risoluzione 242 dell´Onu, che prefigura l´esistenza di due Stati. Tutti hanno sempre saputo che l´Ayatollah Khomeini aveva detto che Israele andava radiato dai libri di storia, ma questo prova solo che anche le sue affermazioni non hanno un valore assoluto. Come è accaduto in altri casi. Potrei fare diversi esempi per dire che riferirsi a una singola frase pronunciata 25 anni fa è contrario alla prassi della Repubblica islamica ed è in contrapposizione con le politiche perseguite dalle autorità iraniane da sedici anni. Una delle principali teorie di Khomeini era del resto quello che lui definiva “l´impatto del tempo e dello spazio sul ragionamento religioso individuale”: questo significa che era un pragmatico, non un fondamentalista. Non credo ci sia un disegno dietro le parole del presidente. Forse crede ancora di essere l´attivista politico che parla a un raduno di Ansar Hezbollah”.
Le sue mosse successive, come il ritiro degli ambasciatori moderati, fanno però pensare che non tornerà facilmente indietro.
“L´occidente sta approfittando delle affermazioni illogiche di Ahmadinejad per esercitare pressioni sul programma nucleare. I riformatori, che non concordano con quelle posizioni, restano ancora un potere significativo. Ma nemmeno il regime ha seguito la sua linea, come avremmo potuto aspettarci; dunque l´Occidente non dovrebbe prendere le sue asserzioni troppo sul serio ma rimettere i piedi sulla terra, soprattutto dopo che il Leader ha usato parole molto più moderate. E´ bene non avere posizioni negative: invece di attaccare Israele sosteniamo i palestinesi. Se loro hanno accettato la soluzione di due Stati dovremmo noi essere più cattolici del Papa? A meno di pressioni esterne troppo forti, Ahmadinejad sarà portato su una via di moderazione. Ha già reso la vita più facile ai fautori della linea dura contro l´Iran. Non bisogna dimenticare che Israele ha avuto un comportamento aggressivo verso l´Iran, un esempio è la continua minaccia di attaccare le centrali nucleari, e questo ispira frasi come quelle di Ahmadinejad”.
Oggi l´Iran ha detto di essere pronto a riprendere il negoziato con l´Unione Europa. Lei è ottimista?
“Io sono un attivista dei diritti umani, e considero che dei diritti umani facciano parte a pieno titolo anche quelli sociali ed economici e culturali. Per risolvere i problemi della “povertà, corruzione e discriminazione”, come ha promesso Ahmadinejad, bisogna creare posti di lavoro e incoraggiare gli investimenti. Quando Ahmadinejad, con una debolissima maggioranza, vinse le elezioni a giugno promettendo giustizia sociale, sperammo almeno che avrebbe migliorato le cose in questo campo. Ma sorprendentemente il tipo di politiche che fa sono l´esatto contrario. Con queste politiche non si ottengono investimenti, non si aumenta la fiducia, non si crea un senso di collaborazione solidale tra la gente. Al contrario il risultato è stato una fuga di capitali. Perciò non vedo altra via per il governo che quella di ridurre le tensioni e ricreare la fiducia, altrimenti porterà il paese e se stesso a una crisi drammatica e i diritti umani saranno ancora più drammaticamente violati”.
Lei ha creato una associazione per la difesa dei diritti dei detenuti. Com´è la situazione nelle carceri? Si è molto parlato di Akbar Gandhi, che dopo lo sciopero della fame è stato riportato in prigione e in isolamento.
“Ci sono oggi in Iran 130.000 detenuti ordinari su una popolazione di 68 milioni. I prigionieri politici sono tra 40 e 50. Poi ci sono tra 200 e 300 persone accusate di far parte di gruppi armati. La condizione generale di molti detenuti è molto peggiore di quella che si pensa in Occidente. Ma le chance della loro liberazione sono maggiori se non ci sono interferenze dall´esterno, salvo che da parte delle Associazioni internazionali per i diritti umani dopo un´accurata investigazione indipendente. Altrimenti si rischiano reazioni indesiderate

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